mercoledì 4 dicembre 2013

L'umore ballerino

Sto scrivendo poco.
E sapete perché? Perché mi sento vuota come la scatola cranica della Marini.
Ed elaboro sentimenti come si fa con il bucato quando non si capisce un cazzo di tessuti e lavatrici.
Butto tutto insieme. Blu, giallo, rosso. Bianco e nero. Lana, cotone, sintetici.
E faccio andare tutto a trenta gradi. O almeno, io sono convinta di posizionare la manopola sui trenta. In realtà la metto sempre sui sessanta.
Perché?
Purtroppo la risposta è sempre quella: perché sono minchiona e minchionare è il mio hobby preferito. Oltre a cucinare dolci, ovvio.
Poi tiro fuori i maglioni in scala 1:100, che vengono buoni giusto, giusto da dare in beneficenza ai puffi, la canottiera bianca di mio padre che nel frattempo è diventata rosa confetto e i calzini che non sono più nemmeno spaiati. Sono estinti. E pure stinti.
(notare il sopraffino gioco di parole, ma non me lo merito un premio letterario per questo?)

Mi sono messa a cercare l'altra manopola. Quella che serve per regolare l'umore.
Esiste? Voi la vostra l'avete trovata?
Insomma e che cazzo, sono riusciti a trovare il punto G, cazzo ci vuole per trovare la manopola dell'umore?

Provare forti emozioni è una delle più meravigliose esperienze che noi essere umani possiamo vivere: rabbia, dolore, gioia, disperazione, malinconia, euforia.
Un po' meno meraviglioso è provarle a fasi alterne della durata di poche ore cadauna.

Chissà perché siamo tutti abituati a pensare che razionalità ed emotività siano due facoltà che nascono, crescono e agiscono in due distinti scomparti della nostra personalità. Io però a 'sta cosa ci credo molto poco sapete?
La comprensione della realtà, avviene prima di tutto col cuore. Un cuore impaurito percepisce e immagazzina i dati della realtà sulla base di quella paura. Solamente un cuore ben allenato è capace di comprendere e infine accettare.

Accettare.

È un verbo che ultimamente mi piace moltissimo sapete?
E sarà di sicuro la parola chiave di questo nuovo 2014. che ormai è alle porte.
In certi momenti ci riesco ad accettare la realtà per quello che è.
Di solito però questo stato di grazia dura non più di 3, 4 minuti. Ed è seguito da momenti di pura disperazione o di pura euforia. Perché c'è sempre quel problema lì della manopola che non si trova.

"LiLLy, allora come va? Ti senti meglio?"
"Meglio è una parola grossa, ma sto bene. Sono ancora viva e il sole splende alto nel cielo, la vita va avanti..."

10 min. dopo

"LiLLy, come va?"
"Va da dio! Sono felice, felicissima e non ho fumato nulla! E poi guarda c'è ancora il sole, il sole! Ho tanto amore da dare, sono circondata d'affetto e ho mille progetti da attuare, cazzo quanto è bello vivere!"

un quarto d'ora dopo

"LiLLy, tutto ok?"
"Tutto ok un cazzo.Va tutto di merda! Questo posto fa schifo. Mi sento sola. Non ho ancora un lavoro e ha iniziato a piovere. Mi manca tanto lui/ lui per me può andare anche a farsi fottere. Ho bisogno di un uomo/non ho bisogno di un uomo. Vorrei andarmene da 'sto paese di merda/voglio rimanere qua. Devo puntare in alto/forse è meglio se non mi faccio aspettative troppo elevate. E vaffanculo a Ravenna, a Milano, ai mosaici, alle gente di merda, a lui, al mio ex e chi più ne ha più ne metta. E dove cazzo è 'sta merda di manopola che mi sto friggendo le meningi?"

Ma prima o poi passa, vero?

giovedì 28 novembre 2013

Seminare

Sto seminando.
Avete presente quando andate al mercato?
Vi alzate al mattino e come nella pubblicità della Mulino Bianco siete tutti belli pimpanti e felici di vivere. I capelli ben pettinati, trucco impeccabile.
La Rosita in salotto che starnazza.
Ma fare colazione con a fianco una gallina non è antigienico? Boh.
Insomma, vi alzate contenti, dite buongiorno alla vita, vi mangiate i vostri biscotti ipocalorici cotti al vapore, e siccome non c'avete un cazzo da fare, prendete la bicicletta e andate al mercato. Quei bei mercati di paese, tutti belli colorati, pieni di fiori e profumi, dove puntualmente, un tizio con la panza e i baffoni vi invita a comprare il calamaro gigante che tiene in mano.
Poi ad un certo punto, vi fermate ad una bancarella e vedete tutte quelle belle file di piantine, rigogliose di verde, ricolme di fiori appena sbocciati...

"Ah LiLLy! E siamo a dicembre, fuori nevica, 'ndo cazzo li vedi 'sti fiori?"

Blasfemi voi. Non bisogna mai smettere di credere nella primavera. Io, che sono metereopatica, se non continuo a coltivare il mio "giardino segreto" (che non è quella cosa che pensate voi, depravati che non siete altro) rischierei il tracollo psichico.

Insomma, arrivate alla bancarelle, vedete le piantine e pensate che sarebbe davvero tanto bello averle, che ne so, sul vostro davanzale, in veranda o nel giardino.
E non è che state a chiedervi perché o come mai, sapete che vi rallegreranno l'occhio e il cuore.
Sorge però un problema. Siete arrivati in bicicletta. Volete fari i gradassi e di piantine ne volete prendere almeno cinque o sei. Una delle quali ha la circonferenza di un baobab. Come cazzo ci arrivate a casa?
E così optate per acquistare dei semini. che vi stanno comodamente in tasca.
Avrete tutto il tempo per tenerli con voi, abituarvi alla loro presenza. Avrete il tempo di immaginare come saranno le vostre piantine e dove sarà il luogo migliore per coltivarle.
Perché no, a voi non interessa, come nella pubblicità della Mediaset che "I frutti arrivano prima".
Una gemma appena sbocciata non potrà mai e poi mai sorreggere il peso di un fiore. Figuriamoci di un frutto.
No, voi volete prendervi del tempo e fare le cose per benino.

Poi arrivate a casa, sistemate il vostro preziosissimi sacchettino con i vostri semini sul tavolo. Correte in bagno a fare la pipì, che al mercato non si sa mai dove andare a pisciare. E mentre siete seduti sulla tazza, la Rosita con uno zompo spettacolare finisce sul tavolo e si fa un salutare spuntino a base di semi di garofano, girasole e baobab.
Vi arrabbierete enormemente con la Rosita prima, e la minaccerete addirittura di farci il brodo.
Poi con voi stessi per non essere stati abbastanza attenti.

Deve finire così per forza?
No. Non è mica detto.
Ne ho presi tanti di semini. E c'è sempre stata la Rosita di turno che faceva banchetto. La folata di vento che si portava via tutto. Così ho iniziato a nasconderli e li nascondevo così bene che poi non mi ricordavo più dove li mettevo.
Maledetta memoria. La prossima volta che andrò al mercato mi prenderò pure il calamaro gigante perché sono smemorata e devo fare il pieno di omega tre.

Adesso, nonostante la memoria che non c'è, nonostante le intemperie e gli imprevisti , qualcosa sono riuscita a seminare.
Spero di avere la costanza di prendermi cura tutti i giorni del mio orticello.

martedì 26 novembre 2013

Smettere di fumare

Nove giorni senza sigarette.
Mia dolce Carola, vedi che si può?
Si può smettere di fumare per una settimana.
Una volta l'anno scorso smisi per un mese, causa bronchite.
Quando ricominciai, ancora più smaniata di prima, la prima sigaretta mi fece girare la testa manco fosse stata una canna.
Fu un'esperienza indimenticabile, per dirla alla Christiane F. "di un piacevole pazzesco".

Riprenderò? Non riprenderò?
Chissà.
Mi piace pensare che alla fine sono io che decido.

Vorrei trovare le parole giuste per decantare i meravigliosi vantaggi della mia nuova condizione da non fumatrice. Vorrei, ma faccio tanta fatica.
Sicuramente ad oggi avrò risparmiato almeno quindici euro. Che non è poco.

Per il resto mah.

Ho smesso per via di un certo fastidio alla gola che di solito mi accompagna sempre durante gli inizi della brutta stagione.
E quel fastidio è rimasto.

Vorrei dire che percepisco in modo diverso i sapori, ma faccio talmente tanto uso di peperoncino, curry e cannella, che il mio senso del gusto rimarrebbe intatto anche se fumassi tre pacchetti di Marlboro rosse al giorno.

Vorrei dirvi che adesso respiro meglio, che quando faccio esercizio fisico o sesso mi sento proprio tanto, ma tanto bene.
Il fatto è che rifuggo l'esercizio fisico manco fosse una malattia e sono a bocca asciutta da settimane. E visto la pessima piega che la mia vita sentimentale sta prendendo credo che passerò dalla pillola ad un sistema anticoncezionale meno invadente e molto più efficace: l'astinenza.

Ogni tanto esco fuori all'aria aperta e poi mi chiedo che cazzo sono uscita a fare visto che non fumo più.

Insomma, sono una pessima motivatrice. Se qualcuno avesse una mezza idea di smettere di fumare e leggesse 'sto post credo che cercherebbe ristoro accendendosi una sigaretta.

Comunque vorrei tanto fare la figa che dice d'essere stata capace di dire no alla nicotina grazia alla propria volontà.
Non è andata proprio così.
Ho smesso perché le sigarette mi facevano venire lo scazzo solo a fumarle ('sta cosa dello scazzo dovrei analizzarla comunque, è il leit motiv di questo fine 2013)
Mi toccava uscire fuori al freddo e già al primo tiro, sentivo la gola che iniziava a a far male.
E lì dicevo: "Ma a me, chi cazzo me la fa fare? Proprio adesso poi che potrebbero essere previsti aumenti?"

Aldilà delle cagate che dico, spero di non ricominciare e spero di arginare, almeno parzialmente, i danni fatti ai miei poveri polmoni.
Adesso che mangio bene e non fumo, dovrei sentirmi rinvigorita.
E perché continuo a sentirmi uno straccio?

lunedì 25 novembre 2013

Arezzo

Vi starete chiedendo come sto.
Sto abbastanza bene. O almeno credo.
Diciamo che quando mi soffermo ad analizzare alcuni aspetti della mia vita mi incazzo come una bestia ed inizia ad uscirmi il fumo dalle orecchie.
In certi momenti devo proprio esercitarmi per evitare di mandare affanculo chiunque incroci il mio cammino perché sono molto suscettibile. Delicata, fragile ed esposta come una "Candle in teh wind".
Ed infatti state attenti a non avvicinarvi troppo. Perché brucio.
Anche noi, piccole e scontatissime candeline da torte di compleanno, fiammette aleatorie, possiamo provocare incendi di proporzioni epiche.

In questi ultimi mesi ho realizzato quanto uno dei più grandi bisogni che fanno parte del mio essere sia quello di viaggiare.
Ho bisogno di spostarmi, di vedere posti nuovi. Continuamente.
Mi lascio rapire dalla bellezza di una città o di un paesaggio visto per la prima volta.
La vita è una e una sola.
E mentre in passato ho conosciuto un sacco di persone che, proprio in nome di questa unicità, la vita se la sono bruciata, io no. Io me la voglia godere.
E per godermela come dico io ho ancora un sacco di posti incantevoli da visitare e di persone da conoscere.
Non mi interessa andare chissà dove (o meglio, mi interesserebbe, a tempo debito, mi interesserebbe sicuro). A volte basta puntare su una città o un paesino nemmeno troppo lontano, per trovare il Bello.
E sentirmi in pace con me stessa.

Quando avevo otto o nove anni, io e la bambina di mia sorella (che all'epoca di anni ne aveva due o tre), facevamo questo gioco divertentissimo.
Con un po' di fantasia, facevamo diventare il nostro letto a castello un camper.
Poi io prendevo l'atlante, mostravo la cartina dell'Europa a mia nipote e le dicevo: "Allora? Oggi dove andiamo?".
E lei col dito mi indicava una zona a caso. A volte poteva essere la Germania, a volte la Spagna o addirittura la Russia. Alla fine il gioco consisteva nello stare sul camper e viaggiare, perché quello era il momento più eccitante di tutti.
All'arrivo già avevamo perso interesse.
Anche perché un conto era trasformare un letto a castello in un camper. Un po' più difficile era fingere di stare, che ne so, a Parigi, quando in realtà eravamo in una fottutissima camera da letto.

Vi avevo promesso le foto di Roma e Firenze.
In realtà, preferisco mostrarvi le foto che ho fatto nell'ultima città che ho visitato: Arezzo.
Non le ho fatte solo con il telefono, a 'sto giro mi sono portata dietro la reflex. E credo che d'ora in poi lo farò sempre. Anche perché a breve inizierò un corso di fotografia di base.
Arezzo è incantevole ragazzi, mica come Ravenna. Peccato il poco tempo a disposizione, ci sono stata solo una mattinata.




















Non vedo l'ora di andarmene ancora un po' a spasso.

martedì 19 novembre 2013

Dirsi addio davvero

Niente.
Fa un male cane.
Non credo che ci sia da aggiungere altro.

Mi spiace doverlo ripetere, ma gli uomini non capiscono un cazzo.
Non dico tutti gli uomini. Solo quei bastardi senza cuore che attiro io.

Non state in pensiero per me.
Supererò anche questa.
Voi comunque pensatemi.

Ciao belli!


sabato 16 novembre 2013

La legge di attrazione

Per la prima volta ne ho sentito parlare qui, nel mio blog.
Come viene spiegato in questa pagina:

"La legge di attrazione afferma che qualsiasi cosa su cui focalizzi la tua attenzione viene attratto nella tua vita e si manifsta nel mondo fisico. In sostanza il tuo focus determina la tua realtà, più coltivi nella tua mente una determinata immagine, associandole emozioni positive o negative, più aumentano le possilità che tale immagine diventi reale e trovi una corrispondenza concreta nella tua vita"

Bene, signore e signori. Miei cari amici e lettori.
Proprio l'altro giorno ho fissato attentamente sul pc la foto del mosaico che ritraeva la Tea, chiedendomi che cazzo avessi io da spartire con un'imperatrice bizantina. 
Poi qualcuno mi ha svelato tutta una serie di aneddoti molto simpatici sulla sua intensa vita sessuale che mi hanno incuriosita alquanto.
E indovinate un po' cos'è successo?

Sabato pomeriggio. In quel di Ravenna. Sono con un amico, ravennate. Ravennate vero eh, mica importato come me.
L'idea era di trovarci in pieno centro, a piazza del Popolo, e da lì scappare verso il mare o la collina.
"È una bella giornata" mi dice.
"Dai, andiamocene via da Ravenna che a me fa schifo" mi dice ancora.
Io annuisco e penso che se Ravenna non piace manco ai ravennati, un qualche fondo di verità dev'esserci per forza.

Ci incamminiamo e ad un certo punto passiamo di fronte a questa chiesa.
"Sei mai stata a San Vitale? Li hai mai visti i mosaici?".

Avanti LiLLy, adesso da brava, spiegagli qual è il tuo rapporto con i mosaici e l'arte bizantina. E sii sincera!

"I mosaici mi fanno cagare!"

"Ma no! Ma devi vederli, sono bellissimi, l'unica cosa bella che abbiamo qui. E se becchi una giornata molto soleggiata, magari in estate o in primavera puoi vedere dei giochi di luce spettacolari"

Insomma, alla fine mi convince.
Entro e indovinate un po' chi mi trovo davanti?


 
Signori e signore. Lettori e lettrici. Trattasi di un'orribile foto scattata con lo smartphone in condizioni di luce pessime. Ma vi garantisco che è lei. Tea.

"Guarda! L'imperatrice Teodora!"
"Caspita LiLLy, come sei informata!"
"Lascia perdere che conosco cose di Teodora che tu, comune mortale, nemmeno ti puoi immaginare"

E poco fuori San Vitale, il mausoleo di Galla Placidia. E pensare che ho detto a Sea che per me poteva anche smontarlo e portarselo a casa.
In realtà è molto bello.
Pubblico altre orribili foto, giusto per farvi vedere che ci sono stata sul serio.




"Allora LiLLy, ti sono piaciuti i mosaici?"
"Sì, molto belli"
"Non mi sembravi particolarmente emozionata"
"Emozionarmi? Io? Per un mosaico??? Ma va là, ci vuole ben altro per far emozionare me!"

Siccome la legge di attrazione in questo caso ha funzionato alla grande, adesso voglio provare con questo:





"LiLLy, dai addirittura Colin Firth!"

Macché. Colin Firth ormai è attempato. Quanta anni avrà? Sessanta?
No, io mi accontento di una copia molto fedele all'originale, che non superi i quaranta.
Adesso vi lascio che mi devo focalizzare sull'immagine mentale che mi sto facendo.
Dita incrociate!

giovedì 14 novembre 2013

Ravenna, l'imperatrice Teodora e Andy Warohl

Signori. Qui urge trovare la soluzione ad un annosissimo problema.

"Solo uno? LiLLy carissima, ma tu sei piena di problemi!"

Già, si, è vero. Ma da qualche parte dovrò pur iniziare, no?

Nella mia vita ho sempre inseguito qualcosa che non ho mai trovato.
E spesso, erroneamente, ho pensato che spostandomi avrei raggiunto il mio obiettivo.
Come se il problema non fossi io, ma il posto in cui mi trovavo.
"Qui non sono felice, mi sono rotta il cazzo di stare qua, adesso prendo, me ne vado e non mi faccio trovare più da nessuno"
E partivo.
Una volta sono andata persino a Londra per un mese e mezzo.

Il fatto è che LiLLy è sempre LiLLy. A Milano, a Londra,a Ravenna, a Bangkok, a New York e pure su Marte o su Pandora.
Sono una donna piuttosto prevedibile e cocciuta come un mulo.
Persevero nei miei errori che è una bellezza.
Uno di questi è il non riuscire a trovare il bello in ciò che mi circonda.
O meglio, ogni tanto ci riesco, ma devo trovare il mood giusto, altrimenti mi lascio travolgere dal giugiume.

Ad esempio, parliamo della meravigliosa città che mi sta ospitando adesso: Ravenna.
Ve lo devo proprio dire?
Devo proprio essere sincera e diretta?
Ravennati, non abbiatecela con me, io sono solo una brontolona cagacazzo.
Una brontolona cagacazzo che nei confronti della vostra città nutre un odio profondissimo.

"Sacrilegio!!!Tu, essere abietto che non sei altro, come puoi dedestare una città che è stata per ben tre volte capitale? La città presso la quale si trovano i più bei capolavori del'arte e dell'architettura bizantina?"

Mi dispiace. Davvero. A me la storia antica fa cagare. I mosaici mi danno noia  e i bizantini...

"I bizantini cosa? LiLLy, ma ti vuoi spiegare o no?"

I bizantini ... Ma chi cazzo se li è mai cagati?
E non è che non c'ho provato. Anzi.
Mi sono detta che il nemico dovevo quanto meno conoscerlo.
Così ho aperto la pagina di Wikipedia per leggere la storia della mia città. Per capirci qualcosa dei mosaici e dell'arte bizantina.
Mi sono documentata.
E lì, dove il disinteresse regnava sovrano, mi si è aperto un mondo.

Ci credete?
No?
E c'avete ragione.
Non ho aperto nessuna pagina di Wikipedia e lo sapete perché?
Perché mi veniva  lo scazzo solo a pensarci.
Mi sono limitata a googlare insieme le parole "mosaico" e "Ravenna"
E tra le tante immagini ho trovato questa.


Lo sapete chi è lei?
Questa signorina è l'imperatrice Teodora.
Notare l'espressione ieratica, il contegno e la profondità dello sguardo.
E adesso pensate che nel 2013 in parlamento c'abbiamo la Santanché.
Si vede proprio che c'è stata un'evoluzione.
Ora, io di Teodora non so nulla. Forse, ma forse, l'avrò sentita nominare alle elementari.
Beh, da quando vivo qui a Ravenna, non mi sono mai fatta un giro come si deve per visitare attentamente il patrimonio artistico della città. Sempre a causa dello scazzo di cui sopra.

Da qualche giorno sto fissando il mosaico che la ritrae poiché spero si apra una sorta di comunicazione tra il suo mondo e il mio.

Per ora, la guardo e penso: "Ah Tea! Ma io e te, che ce dovemo dì? Che c'abbiamo da spartire?"
E lei ovviamente, non risponde. E se lo potesse fare, credo mi manderebbe a cagare, quindi meglio così

A me ha sempre incuriosito molto l'arte contemporanea.
Sono un'emerita ignorante in materia  ma so apprezzare artisti del calibro di Picasso, Dalì, Munch, Klimt.
Durante il mio ultimo soggiorno a Mlano, mi sono emozionata alla mostra fotgrafica Wildlife e me ne sono andata a malincuore senza riuscire a vedere Pollock e la mostra di Warhol che sarebbe iniziata solo qualche giorno dopo la mia partenza.
E sicuramente quando tornerò a Milano, Warhol non mi scapperà di sicuro.
Pensate che quando ero a Londra, un giorno sono andata a mangiare in un ristorante indiano.
Di fronte alla lavagna con il menù, erano appoggiati alcuni barattoli d'olio, così ben disposti  con quell'aria finta-casuale che me ne sono innamorata.
Ho iniziato a scattare una foto dietro l'altra.
Ho pensato: "Anvedi gli indiano quanto sono avanti in fatto di arte contemporanea occidentale, nemmeno Warhol avrebbe potuto fare di meglio! E noi coglionazzi magari non sappiamo nemmeno dov'è il Taj Mahal"
Poi è arrivato il cuoco e se li è portati in cucina. E lì ho capito che la pop art c'entrava ben poco.

Adesso capite perché rapportarmi con i bizantini mi crea qualche difficoltà?

Io però non demordo, sono qua e questa città me la voglio far piacere.
Voglio trovare il bello anche qui.
Anche se Ravenna non c'entra nulla con Milano, anche se d'inverno va in letargo, anche se di lavoro qui ghe n'è minga (come a Milano del resto), io qui voglio starci bene.
E in letargo non ci vado di sicuro.

Intanto a Tea ho fatto una bella sorpresa.







mercoledì 6 novembre 2013

Firenze e Roma

Ieri ero bloccata. Non capivo perché, adesso lo so.
Semplicemente questo è un periodo della mia vita davvero molto, molto, complesso. E meno male che non sto lavorando altrimenti ci sarebbe ancora altra carne da mettere al fuoco.
Sono stata a Roma e a Firenze come avrete capito.
Avevo amici e conoscenti in quelle due città, sicché ho pensato: "E sticazzi Lisa, quest'anno manco le ferie ti sei fatta, tu poi, che ami così tanto viaggiare. Visto che non c'hai una lira e visto che ci sono persone così gentili che si offrono di ospitarti, prendi e vai. Non stare lì a farti domande, sul perché e per come. Vai e basta"
E sono andata. Senza ben sapere che cosa cazzo mi sarebbe successo, visto che, in entrambi i casi si trattava di occasioni in cui, per un motivo o per l'altro, l'ignoto regnava sovrano.

Ho ricevuto in cambio appoggio, sostegno e sorrisi.
Qualcuno mi ha fatto notare, in modo molto premuroso e gentile che sono "troppo negativa".
"Na! Ma davvero? Cazzo che novità"
Miei cari lettori. Un conto è sapere di essere negativi, un conto è avere persone accanto che ti vogliono bene in modo sincero e che in mezzo alla nebbia ti prendono per mano. Magari anche solo per qualche ora.

Ebbene. Chissà che cazzo penserete adesso che sia successo a Roma e Firenze.
Ho fatto la turista, ecco che cosa ho fatto.
Ho mangiato come una vacca. Ho camminato per chilometri e chilometri. Mi sono emozionata guardando Firenze dall'alto della torre di Giotto. Ho provato l'ebrezza di assaggiare la schiacciata con l'uva e di trovarmi la lingua viola. Ho scoperto che i bolliti e le interiora sono una delle specialità tipiche della Toscana e mi sono sparata un super mega piatto a base di bollito, appunto, salsa verde, trippa e lampredotti.
"LiLLy cazzo ma mangi come un camionista!"
Si avessi mangiato come in camionista mi sarei fatta anche un bel cicchetto di grappa. Ho evitato per non fare figure di merda.
Ho scoperto che al museo del costume di Palazzo Pitti ci sono dei vestiti bellissimi che credo proprio mi stiano anche un sacco bene. La prossima seduta di shopping terapia la farò là. Col passamontagna e il piede di porco.
Sono entrata in un mucchio di chiese costruite per volere del signore, del potente di turno e ho pensato a tutto il sangue e al dolore che spillava dietro ogni singola pietra. Che il potere è potere, ed è sempre la solita storia di chi lo mette nel culo agli altri e di chi in culo lo prende.
Ecco a cosa ho pensato.
Ho visto il Colosseo, i fori imperiali, la fontana di Trevi, Piazza Navona, Piazza del Popolo e Piazza di Spagna alla luce della sera e mi sembrava di essere in un sogno. Ho camminato così tanto che mi è venuto un dolore pazzesco ai muscoli delle gambe.
Ho visto il Quirinale e vabbé, lasciamo perdere che non ho voglia di arrabbiarmi, non oggi.
Ho scoperto quanto è carina Trastevere e non vedo l'ora di tornarci.

Ah, e ho dimenticato il cellulare su di una panchina vicino all'Altare della Patria.
Me lo ha trovato una signora di Prato che ha chiamato mia mamma per avvisarla dell'accaduto.
Quando mi sono accorta che mi mancava il telefono, più o meno un quarto d'ora dopo, io e il mio amico siamo andati a cercarlo proprio su quella panchina, di corsa.
O almeno, mentre lui correva e io stavo dietro ad annaspare pensando che sarei schiattata da un momento all'altro. Schiattata senza tutte le mie foto scattate negli ultimi mesi. Che fine ingrata.
Una volta sopraggiunta su luogo dell'accaduto, ho visto il cellulare tra le mani del mio amico e la signora pratese che me lo aveva preso.
"Signora, me l'ha trovato lei il telefono? "
"Sì, sono stata io"
Le sono andata incontro e l'ho baciata. Oddio, non pensate ad una cosa porno-erotica. Le ho dato tre bacini (tre, io sono milanese e ne do tre) sulle guance, colma di gratitudine.

Ecco queste sono state per me Firenze e Roma.
Poi c'è il braccialetto, ma quella è un'altra storia.
A breve il post con le foto, che, senza la signora pratese, non ci sarebbe mai stato.

P. s. Quella drogata di mia mamma si è ciulata il portatile per giocare a Candy crush saga, con il telefono non riesco a scrivere i commenti, dopo una riga di blocca. Appena riesco, vi rispondo. Tante cose belle a tutti voi!


Segni

Oggi è giornata no. Ma di quelle proprio NO, NO, NO.

Stamattina appena sveglia mi sono trovata un addebbito del tutto ingiustificato da parte di Poste Mobile.
Avete presente cosa significa per me un addebito di due euro e cinquanta sul telefonino? Rabbia, rabbia e ancora rabbia.
Nemmeno il tempo di riprendermi dallo scazzo post-risveglio che già stavo insultando quella povera centralinista che aveva avuto la sfortuna di rispondere alla mia chiamata.
A costo d'essere ripetitiva ve lo dico ancora.
Sono un essere abietto. Abietto, deprecabile e disonesto.

Poi volevo scrivere un post. Ci ho provato e riprovato. Non ci sono riuscita. Ero bloccata.
Ho provato a fare altro, ma sprigionavo negatività da ogni poro della mia pelle.
Sicché 'sta giornata è stata una totale disfatta.

Stasera per riprendermi ho pensato bene di mettermi a cucinare.
Ho preparato dei biscotti e se ne sono bruciati quasi metà.
Ma la colpa non è mia, eh. La colpa è del forno di merda che sprigiona troppo caldo.

Ora, non sapendo proprio che cosa cazzo fare per scrollarmi quell'umore nero, quello scazzo immenso che mi sentivo cuciti addosso, ho pensato di dare un occhio ai vostri blog.
Giusto un occhio, perché quando sto così mi pesa perfino leggere.
Carola è felice e io sono contenta per lei. Nonostante mi pesa addosso la vita, quei palloncini colorati mi dicono che forse un giorno sarò anche io andrò su e su e ancora su.
È una vita che lo sto aspettando.

Poi vado sul blog di Joker e vengo immediatamente colpita dal post "Fondi di caffè"
"Ecco guarda, ha preso il mio suggerimento al volo, adesso fa l'apprendista mago come Harry Potter e poi il curriculum a Vanna Marchi lo manda sul serio"
Ho letto il post.
E mi si è smosso qualcosa dentro. Dovevo commentare. Ma non potevo semplicemente commentare. E ho finalmente scritto il mio post. Il post che ho inseguito per tutta la giornata.

A volte nella vita capitano piccole coincidenze.
Cosucce da niente. A prima vista di poco conto.
Poi ti accorgi che qualcosa sembra che ti stia parlando

"LiLLy...di là. È di là che devi andare. Io la direzione te l'ho mostrata. In cinque circostanze diverse ed in modo chiaro e preciso, non ti puoi sbagliare. Devi andare di là"

Perché devo inquinare tutto con la razionalità? Perché per una cazzo di fottutissima volta non posso semplicemente mettere a tacere quel cervello mezzo sgangherato che mi ritrovo?
La strada è lì. Ed è piena di sole. E vibra di energie positive.
Se anche mi fossi trovata lì per caso, perché non dovrei incamminarmi?
Non ho mai creduto in niente io.
Non credo in niente adesso, né crederò in niente domani.
Ma c'è qualcosa in cui voglio credere ancora: me stessa.

Delirio o non delirio, io ci voglio provare. Se anche non dovesse risolvere i problemi della mia vita, so che potrà farmi solo bene, quindi, perché no?

martedì 29 ottobre 2013

Col cuore spezzato

Noi donne siamo fatte male.
Ma no, perché generalizzare?
IO sono fatta male.

"Io mi so dar ottimi consigli, ma poi seguirli mai non so. E per questo nei pasticci spesso son"
Mi sento esattamente come Alice. Persa. Smarrita.
E anche vagamente idiota.

"LiLLy, insomma, sei sicura di voler iniziare questa cosa con me? Non vorrei farti soffrire"
"Soffrire chi, io? Ma stai scherzando?"
"Pensaci bene, prendi anche in considerazione i rischi che correresti, e, giusto per essere chiaro, ti ripeto. Non voglio farti soffrire"
"Io non soffro, io non mi illudo. E mica c'ho più tredici anni eh, ce ne ho quasi trenta. E poi se dovessi soffrire tu non c'entreresti nulla. La responsibilità sarebbe mia che in questa situazione mi ci sto mettendo con le mie mani"
(Apro una perentesi: ma vi rendete conto di quanto sono cazzona? Ma c'è qualcuna più cazzona di me? Ecco, se sì, fatemela conoscere, insieme credo che potremmo fare grandi cose)

"Mi stupisci, sei una ragazza davvero molto intelligente e matura"
Già. Matura. Avete presente le banane quando diventano nere? Le mele quando fanno i vermi? Gli acini d'uva quando appassiscono?

Che poi c'è anche il problema che quando quella noce rancida che ti trovi al posto del cervello capisce perfettamente la situazione a livello razionale, ma reagisce inviando segnali completamente opposti, ti ritrovi invasa da scariche ormonali pazzesche.Ti senti euforica e felice, come una giovincella alla prese con la prima cotta.
E inizi a pensare che forse, forse, nonostante lui sia impegnato, nonostante tutta la situazione di merda, una qualche speranza c'è.
Una parte di te si comporta "Come se" prima o poi qualcosa possa succedere.

"Ti ho preso una cosina...sai volevo farti una sorpresa"
E tu inizi a farti i film in testa.
Film in cui, come da copione, lui si prostra ai tuoi piedi inginocchiandosi. Ti dice che sei la donna della sua vita e tira fuori la scatola. Anzi, scusate, non la scatola. La Scatola. Quella che io mi sono sempre immaginata bianco candido vergineo. Quella con dentro l'anello.

Ebbene, caso mai ve ne fregasse qualcosa, l'anello me l'aveva preso sul serio.
Ma non quello che si infila al dito. Quello che si infila sul pene, che vibra e serve per stimolare il clitoride.
L'avete mai provato?
Sicuramente è molto piacevole.
Ma non così piacevole da lenire il mio senso di solitudine e da soddisfare il mio bisogno di sentirmi amata.

Ho capito che dovevo smettere di viaggiare con la fantasia un imprecisato giorno di metà settembre.
Eravamo in macchina, abbracciati stretti, la radio accesa.
Ad un certo punto si stacca da me, inizia a guardare un punto fisso nel vuoto.
Sembra perplesso, quasi impaurito.
Capisco che è arrivato il momento, il momento in cui lui sta prendendo, dolorosamente, coscienza dei sentimenti che prova per me.
Cosa posso fare? Sono emozionata, ho un nodo alla gola, quasi tremo.
E con un filo appena di voce gli chiedo..."A che pensi?"
"Non hai sentito? Hanno detto che avrebbero fatto sentire un pezzo dei Queen, ma questo che sta cantando non mi sembra Freddy Mercury...accidenti, non capisco"
Cazzo hai detto idiota d'un idiota? Cioè, io sto qua con la tremarella, che per poco mi viene un attacco di tachicardia, e tu te n vieni fuori con 'sta stronzata colossale? Ma ti rendi conto? Ma che cazzo ti suggerisce il cervello? Idiota, pirla, deficiente, testa di cazzo, minchione, faccia da culo, rimbambito che non sei altro?
"Infatti, non è Freddy Mercury. Non so che cazzo abbia capito tu, comunque è Janis Joplin"
Non so se rimasi più merdosamente male per il fatto che m'aveva confuso Janis Joplin con Freddy Mercury o se perché aveva, ancora una volta, disatteso i miei desideri.
So solo che mentre sentivo in sottofondo "Piece of my heart", mi venne una gran voglia di sbattergli violentemente la testa contro il finestrino chiuso della macchina.
Dolore. Dolore immenso. E rabbia cieca.

Ho capito che dovevo farla finita l'ultima volta che abbiamo passato la notte insieme.
Mi sentivo ancora una volta, persa, smarrita, in balìa degli eventi.
E, in quell'antro buio e freddo dove mai batte il sole, che è il mio piccolo cuore impaurito, ho chiesto un segno, una prova tangibile di tutto ciò che quella notte era stato per noi e per me.
Per una volta i miei desideri sono stati esauditi.
Mi è venuta la cistite acuta. La prossima volta che chiederò un segno, cercherò di essere meno vaga, altrimenti chissà che cazzo mi combina il Grande Capo.

Siccome ho sottolineato più di una volta, quanto io sia una persona saggia, intelligente, equilibrata, matura, perspicace e intelligente, voglio stare al di sopra delle parti, come è giusto che sia. Non voglio dare la colpa a me stessa. Dopotutto avere fame d'amore ti confonde e ti rende vulnerabile.
Non voglio dare la colpa a lui che è sempre stato chiaro.
No, io la colpa la do a Joker che ha portato una sfiga pazzesca e me l'ha mandata quando in un commento mi ha scritto "Ti spezzerà il cuore, lo sai?".
Joker, hai mai pensato di mandare il curriculum a Vanna Marchi? *

Di solito quando la vita sentimentale va male, la soluzione migliore sarebbe buttarsi a capofitto nel lavoro. Che non ho.
"Suvvia LiLLy, non disperare, cerca sostegno nei tuoi affetti più cari"
I miei affetti più cari stanno a 350 chilometri di distanza.
"E allora? Che cosa vuoi fare?"
Intanto me ne vado a Roma.
Poi si vedrà
"O mio dio! Cosa sta succedendo? Dove vai? A Roma? Ma che cazzo stai combinando?"
E minchia, ma tutto adesso vi devo dire?




*Joker, please, concedimi l'onore di prenderti in giro. Scherzarci sopra è l'unica cosa che mi rimane da fare adesso :(

domenica 27 ottobre 2013

Mi complimento da sola

Sono brava. Proprio brava.
Nonostante mi sia beccata un virus gastrointestinale che mi ha costretta a letto due giorni. E nonostante mi sia partito un'altra volta il portatile, ho portato avanti il programma.
Certo, con forti rallentamenti. Ho dovuto rimandare il giro per la varie agenzie interinali.
E, confesso, non ho ancora chiamato l'amministratore. Temevo che la ricezione di cattive notizie potesse farmi dare di stomaco ancora, comprendetemi.
A proposito. Il mio portatile. Quello con cui ho scritto praticamente tutti i miei post, il mio fedele compagno che mi ha consentito di vedere film, telefilm, e di cercare, inutilmente, lavoro, è passato a miglior vita. Un problemino alla scheda video risolvibile con una spesuccia di circa 300/400 euro. Praticamente quello che spesi tre anni fa per comprarlo.

È proprio vero che non fanno più i computer di una volta.

Per il resto mi sto dedicando ai miei svariati progetti, non appena daranno frutto e se lo daranno, vi farò sapere.
Ho anche deciso di dare una volta alla mia vita. Sono stanca degli uomini impegnati (soprattutto di UN uomo impegnato in particolare. Cioè, non ce l'ho con lui. Ce l'ho con questa situazione di merda che s'è venuta a creare).
Ho iniziato a guardarmi attorno.
E ho scoperto che il mondo là fuori pullula di uomini.
Impegnati.
Tutti.
E come al solito, te lo dicono sempre dopo.
Povera me.
Devo avere qualcosa che li attira, forse è il taglio di capelli, forse il modo di parlare, non lo so.

Vorrei fare tanto l'emancipata, quella che non deve chiedere mai e invece senza un uomo non so proprio stare. Mi manca un pezzo. E questo mi fa imbestialire. Voglio amare per la semplice voglia di amare e non per cercare di colmare vuoti incolmabili.


Ad ogni modo, mi mancano ancora pochi giorni ma con il programma sono già fin troppo avanti. Niente insulti. E un po' mi dispiace, ero davvero curiosa di vedere cosa sareste riusciti a combinare. Oh, se poi avete voglia di esibire le vostre acrobazie linguistiche in fatto di turpiloqui, fate pure. Ho bisogno di nuove fonti di ispirazione.

mercoledì 23 ottobre 2013

Il mio programma per punti

Vi conosco, so di cosa siete capaci. E so che se non rispetterò il programma dovrò aspettarmi il peggio.
Mi immagino una roba del tipo...

...Io che torno a casa.
Dal lavoro.
Perché va bene che dovrà andare di merda, ma così di merda da essere disoccupata ancora per molto, no.
Insomma torno dal lavoro e mia madre mi dice: "LiLLy, guarda, c'è posta per te!"
"Mamma, se è Maria De Filippi, uccidila e portami la sua testa. D'ora in avanti il Polase lo voglio bere dal suo cranio"
"LiLLy, ma insomma, cosa dici  mai? No che non è Maria De Filippi. Ti è arrivato un cd, un cd!"
"Cd? E chi minchia mi manda i cd?"
"I lettori del tuo blog, guarda, c'è scritto qui"
"O ma che pensiero gentile, mamma hai visto che carini? Prendo subito il portatile che voglio un po' vedere cosa m'hanno mandato"
E corro a prendere il portatile.
Infilo il cd.
Parte il video.
"Guarda mamma, guarda che bello, c'è un pupazzo!"
"Mi pare un po' palliduccio il pupazzo"
"E ha un naso enorme..."
"Lo sguardo alquanto inquietante..."
"Si, però guarda che figata, va in bicicletta..."
"Shhh LiLLy, zitta che sta per parlare"

E sento la vocina rassicurante del pupazzo dire: "LiLLy, voglio fare un gioco con te. Sei stata una ragazza molto cattiva. Hai continuato a pubblicare minchiate immani su internet pur avendo promesso più volte di smettere. Ti sei presa gioco dei tuoi lettori promettendo loro di rispettare un programma per punti. E non lo hai fatto. Che razza d'esempio sei per chi ti legge?"

"E ma insomma...e te la sei andata proprio a cercare, eh? Poi vai in giro a fare la figa dicendo che c'hai il blog..."
"Mamma, per l'amor di dio stai zitta"

E il pupazzo continua: "LiLLy, la vita è una, è breve e non va sprecata. I programmi si rispettano. I tuoi lettori sono molto, molto risentiti. Adesso, se ci tieni alla tua vita, me lo dovrai dimostrare. Hai presente la piadina che ti sei sparata oggi pomeriggio?"

"Ma tu non avevi smesso di mangiare porcate in giro? A casa mangi solo carote crude e poi fuori ingurgiti tutto quello che ti capita!"
"Cazzo mamma, zitta!"

"I funghi crudi della piadina erano velenosi. Se non vuoi schiattare devi andare all'ospedale per farti dare l'antidoto"

"Anvedi che bastardi i miei lettori! Hai visto mamma? Prima ti scrivono tutte quelle carinerie nei commenti e poi, appena ti giri, trac. Ti infilano i funghi avvelenati nella merenda. E te lo mandano pure a dire da un pupazzo brutto quanto l'inferno! Ma io non demordo, eh. Mò vado all'ospedale, mi faccio fare 'na flebo e sono a posto"

"All'ospedale ti aspetterà una troupe di canale 5. Verrai intervistata da Barbara D'Urso. La storia dei funghi avvelenati farà piangere mezza Italia"

"Eh? Nooooooooooooooo, nooooooooooooooooo Barbara D'Urso nooooo, ti prego!"

"Se sei così brava a spiattellare le tue sfighe su internet, non puoi non spiattellarle di fronte al pubblico di Pomeriggio 5. E adesso. Che il gioco abbia  inizio."


Ora, tornando in noi, siccome non credo di meritarmi tutto questo, e nemmeno chissà quale altro lugubre scenario, stenderò il mio programma per punti. Se lo rispetto entro una settimana, bene.
Altrimenti sapete cosa fare.
Sappiate però che immaginarmi il pupazzo di Saw m'ha terrorizzata. Quindi, vi prego, limitatevi agli insulti. Grazie.

Programma per punti da rispettare entro e non oltre il 30 di ottobre

1) Fare quelle tre telefonate importanti che devo fare
2) Contattare l'amministratore condominiale, prima che sia lui a contattare me. Tramite il suo avvocato
3) Andare in palestra
4) Continuare a cercare lavoro senza uscire fuori di testa
5) Trovare le giuste occasioni per fare foto ( se volete offrirvi come modelli/e, se avete qualcosa di carino da fotografare, contattatemi. No, se poserete per me non vi darò un centesimo, ma verrete ripagata dalla mia simpatia )
6) Rischiare, rischiare, rischiare. Chi non risica non rosica. Tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampino. A questo punto preferisco lasciarci lo zampino. Ma 'sto minchia di lardo prima o poi, lo voglio provare.

I punti 4, 5 e 6, dovrebbero essere poi prorogati fino a data destinarsi.

Che il gioco abbia inizio.


martedì 22 ottobre 2013

Il grande mah. Il grande boh.

Eccomi, fresca, fresca di ferie.
Tranquilla, serena e felicemente nullafacente.
Che poi siamo sempre lì, di cose da fare ne ho un milione. Il problema è che tra il dire e il fare c'è di mezzo la mia pigrizia.
Allora, visto che voi mi volete bene e ci tenete al mio benessere, facciamo un gioco divertente. Metterò giù un piano per punti, se lo rispetterò non ci saranno problemi.
Se non lo rispetterò, siete liberi di insultarmi quanto volete.
Mi raccomando, tirate fuori il peggio: siate scaricatori di porto, siate folli.
E per l'amor di dio non venitevene fuori con robe del tipo "Per dindirindina, LiLLy, non fare la stupidina", perché altrimenti vi insulto io.
Detto questo, tornare in quel di Milano, m'ha fatto un effetto stranissimo.
La vita laggiù scorre anche senza di me.
C'è chi si lascia, c'è chi si sposa, c'è chi ci riprova, c'è chi rimane incinta per sbaglio. C'è chi si meriterebbe qualche bella pedata nel culo. C'è chi è sparito e nessuno sa dove sia andato a finire.
C'è chi mi parla del mio ex a raffica, quando io vorrei semplicemente far finta che lui non esista più.
C'è chi mi chiede quando mi trasferisco ancora lì.
E io ci penso e mi dico che forse, perché no, a Milano potrei anche tornarci.

Dopotutto i miei amici più cari sono là e io con loro sto bene. Mi sento circondata d'affetto e di attenzioni.

Eppure quando ogni volta tornavo a casa, quando salivo da un treno all'altro, da una metro all'altra, e
pensavo a tutto il bene che provavo, mi sentivo ancora una volta svuotata.
Sarà stato quel primo freddo d'ottobre, quel cielo grigio e la sera che iniziava sempre troppo presto.
Mi riempie di tristezza ottobre, mi lascia addosso un senso di malinconia dolce-amaro. Molto più amaro che dolce, purtroppo.
E anche quando c'era il sole e faceva caldo, quasi non mi sembrava vero. Era innaturale. Era uno scherzo.

Chissà perché l'autunno mi fa quest'effetto.
Quando ero bambina mi riempiva di gioia vedere tutte quelle foglie colorate che danzavano nel vento.
Oggi no. Forse perché adesso, in mezzo alla corrente, ci sono io. Spinta un po' di qua. Un po' di là.
Ad ottobre dell'anno scorso persi il mio lavoro.
Il mio ex, dopo una serie di litigate paura, venne a riprendersi tutta la sua mercanzia.
Ad ottobre dell'anno scorso mi ritrovai senza niente e decisi di andarmene.

È passato un anno. Ed in quest'anno non è cambiato nulla. O almeno io la vivo così. Mi sento ancora senza niente. Senza un lavoro, senza un uomo, senza un futuro.

E poi mi dico quanto sono cogliona, che devo essere positiva, che è ancora "tutto da inventare" e "tutto da vivere". Sì, ma come si fa ad alleggerire il cuore, quando perfino gli affetti più cari non ti bastano più? Quando anche buttarsi in nuove esperienze non ti smuove quel grumo, quel nocciolo duro che ti porti dentro?

Stanotte ho sognato che ero in up, felice e leggera come una farfalla, pronta a spiccare il volo.
Oggi mi sento mah. O più precisamente boh. E ho sempre il mio milione e mezzo di cose da fare.
"Terra chiama LiLLy, terra chiama LiLLy"
Quasi, quasi metto la segreteria telefonica e non se ne parla più.

venerdì 18 ottobre 2013

Fase cazzeggio #2: il delirio di onnipotenza

E mentre sono qua a sbattere la testa contro il muro perché non so cosa fare della mia vita e cosa inventarmi per trovarmi un lavoro vagamente decente, ho scoperto di avere un'innata abilità fortemente spendibile nel mondo del lavoro. Sono bravissima a fare le rose con il didò. Non vedo l'ora di aggiornare la sezione "competenze" del mio cv.  Mi si apriranno possibilità infinite.


Magari finisco a fare la consigliera regionale dell'Emilia Romagna, chissà. 

martedì 15 ottobre 2013

Fase cazzeggio by LiLLy

Con lo smartphone pubblicare post mi costa una fatica immane, ma il blog mi mancava alquanto.
Un saluto a tutti da Milano.


mercoledì 9 ottobre 2013

Chiuso per ferie

Si, lo so. Sto latitando.
E che, sapete com'è, ho una vita piena e stimolante, non c'ho mica tempo di stare qui a cazzeggiare sul blog.

Pensate che l'intera giornata di lunedì l'ho dedicata ad una fantastica e divertentissima attività: la richiesta della disoccupazione.
Oggi posso confermarlo a tutti gli effetti: mi dichiaro ufficialmente, tristemente, angosciosamente disoccupata.
E grazie al cielo mi danno la disoccupazione piena, mica il Mini A Spl (si pronuncia miniaspi e vi assicuro che non è una droga sintetica anche se dal nome sembrerebbe proprio parente dell'MDMA).
Pensate che fare la spola tra il centro dell'impiego e la sede del sindacato a cui mi sono rivolta sia una  gran rottura di coglioni?
Absolutely not, mi sono fatta un sacco di risate.
A partire dal tizio del centro dell'impiego con cui mi sono fatta una bella chiacchierata.
Tematiche principali:
- il certificato di disoccupazione, chi, cosa, come, quando e perché (a proposito, se qualcuno si dovesse trovare nella malaugurata situazione di fare richiesta di disoccupazione, sappiate che il percorso nasconde non poche insidie. Io sono ferratissima sull'argomento, se avete domande chiedete pure)
-La musica rock anni '70
-Come scoprire nuovi gruppi rock su internet
-Il grigiume della periferia sud di Milano
-Ma a Monza c'è qualcosa di bello da vedere?
Il tutto mentre la ragazza che aveva il numerino dopo il mio ci guardava in cagnesco dall'uscio della porta rimasta aperta.
Tengo a precisare che di solito mi comporto in modo molto più civile.

Alla sede del sindacato ho  incontrato un tizio ancora più forte.
"Sei nata lo stesso giorno di mio figlio, lo sai?"
"Ah, ma davvero?"
"Sì e pure una mia cugina è nata quel giorno"
"Cazzo, allora dovremmo aprire un gruppo su facebook"
Ridiamo come due idioti.
"Te le faccio detrarre le tasse dalla disoccupazione?"
"Perché, ho scelta?"
"Tu vivi da sola?"
"No, con i miei genitori"
"Sai cosa succede se tu non paghi le tasse?"
"Mi portano via anche le mutande?"
"No, le fanno pagare poi ai tuoi genitori. Ma vai tranquilla. Se ti va bene non lo scopriranno mai"
"E sticazzi!"
"Allora? Che faccio? Le paghi tu?"
"Ma anche no!"

Sì, sono una figlia degenere. Ve l'avevo detto che sono un essere abietto. Nessuno mi voleva credere. Ma giuro e prometto qui sul blog che se la cifra sarà davvero esosa la pagherò io. Ne ho già troppi di peccati da espiare.

Per un po' non mi sentirete, sarò in vacanza. Mi auguro solo di riuscire a godermele. E di trovarmi un lavoro nuovo quando tornerò.
Mi sento svuotata. Ma non ci voglio pensare.

venerdì 4 ottobre 2013

Quando la geometria diventa un incubo

Quella sera ci mettiamo una cifra di tempo a raggiungere l'albergo.
Continuo a pensare che no. Non arriveremo mai.
Sono tesa. Tesa e incazzata.
Poi non so bene come, il tempo vola e ci ritroviamo a letto insieme.
Sto per fiondarmi su di lui, quando sento la porta che si apre.
E ci troviamo 'sto tizio che ci guarda dall'uscio
"O mio dio! Scusatemi! Ho sbagliato porta...e questa era aperta, davvero non volevo interrompervi!"
Si, si va bene, hai sbagliato porta ma adesso vai fuori dai coglioni.
Il tizio se ne va. Mi alzo e chiudo per benino la porta a chiave.
Mi ributto a letto, faccio ancora per fiondarmi su di lui, quando sento una chiave che si infila nella toppa e la porta che si apre.
Ma qui chi si deve ammazzare per avere un pochino d'intimità? Merda elevata all'ennesima potenza.
Mi giro e vedo questa tizia bionda che entra.
"Ciao LiLLy! Ciao (nome di lui)!"
E si avvicina al letto sorridendo.

Lei chi é? Come mai l'hai portata con te? Il suo ruolo mi spieghi qual é?
Io volevo incontrarti da sola semmai,
mentre lei, lei chi é, lei chi é,
già é difficile farlo con te... Mollala!*


"Scusa un attimo, non mi dire adesso che lei è la tua...ehm, la tua..."
Io ci provo, ma la parola proprio non mi esce
"No, LiLLy, tranquilla. Lei non è chi pensi tu. È solo una mia amica"
"Ah perché mò ce n'è pure un'altra? E poi?"
A me mi viene da vomitare. E non correggetemi l'a me mi.
Lei s'avvicina ancora di più, mi guarda sempre sorridendo e mi dice.
"LiLLy, ti va se mi fermo anche io qua con voi?"
"Tu te ne devi andare"
"No, ma non essere precipitosa, io..."
"No, non hai capito. Tu te ne devi andare fuori dal cazzo. E subito. Sciò, sciò, sciò"
E lei se ne va.

Mi giro verso di lui che ride.
Anziché incazzarmi. Anziché dirgliene quattro, faccio per rifiondarmi addosso per l'ennesima volta. Di violenza.
Ma lui mi scansa. Io per poco non finisco dritta, dritta sul comodino al posto dell'abat jour.
Lui non fa una piega e guarda l'orologio.
"LiLLy è già mattina, non abbiamo più tempo, io devo andare via e tu anche...."
"Ma come cazzo è possibile che è già mattina? Ma perché, perché non ne va mai bene una?"
Mi sale una rabbia furiosa così forte che iniziano a scendermi le lacrime.

In quel momento mi sveglio. Ho tutti i muscoli contratti e un dolore allucinante alla schiena.
La mia preghierina di benvenuto al nuovo giorno diventa un vaffanculo infinito.
Acchiappo il telefono.
E sticazzi sono le sei del mattino.
Poi vedo una sua mail. Leggo che è un po' preoccupato per me, leggo  tante parole sincere di comprensione.
Non posso dare la colpa a lui dei fantasmi miei.

Eppure quella sensazione lì non se ne vuole andare.


* "Triangolo" - Renato Zero, canzone gentilmente consigliatami da Joker in un commento.



P.S.: fate in complimenti a Blogger per la creatività. La scelta del testo bi-colore è sua. Non mia.

martedì 1 ottobre 2013

Puliti dentro e belli fuori



Lo vedete questo?




Si chiama Skype e l'ho creato io.
Io sono la sua mamma.
Trattasi nello specifico di un panino ai semi di zucca con wusterl, verdure grigliate, gorgonzola e salsa rosa.
Mi ricorda tanto il mio pc quando sono su Skype e c'è qualcuno dall'altra parte che mi sorride.
Solo a vederlo mi riempie di gioia, pace, affetto e serenità.
Perdonate la foto non riuscita molto bene, d'altra parte non avevo molto tempo per star lì a controllare le luci e a scegliere l'inquadratura giusta, io Skype me lo volevo magnare in fretta.
L'ho creato una notte, quando, appena tornata dal lavoro, sono stata colta da un violentissimo attacco di fame. Cosa che mi succede abbastanza spesso.
Una volta mi sono fiondata in cucina e ho azzannato una crostata alla marmellata con la stessa violenza di un leone che s'avventa sulla povera gazzella. Due fette abbondanti e mezzo dopo, ho addocchiato una bottiglia di vino. Mi ci sono attaccata a canna. Peccato solo che contenesse olio d'oliva. Ma questa è un'altra -triste- storia
Il problema è quello. La fame.
C'ho fame sempre, comunque e ovunque. In tutti i luoghi, in tutti i modi, in tutti i laghi (cit.).
Adesso per lo meno al lavoro mi faccio un mazzo quadrato e brucio tantissimo.
Ma prima?
Prima come cazzo facevo a bruciare a a smaltire tutte le schifezze che inghiottivo?
Tra cui tiramisù, piadine e pasta a quintalate, biscotti al burro con sopra il burro d'arachidi, insaccati d'ogni tipo, cioccolato, cioccolato e ancora cioccolato. Gelati, semifreddi, mousse. Brioches. Cappuccini. Donuts e muffin e cup cakes.
E che schifo.
E qui, miei cari amici, il problema non è la linea. Qui è la salute che va bellamente a farsi fottere.
Perché Skype, la fettazza di tiramisu da due etti o la piadina con grana, funghi crudi, speck, fontina, mozzarella e olio tartufato (l'avete mai provata? No? E allora cosa campate a fare?) per me non sono piacevoli eccezioni. Sono la regola.


Ecco, l'avete visto bene Skype? Sì? Allora salutatelo perché LiLLy ha deciso di diventare una persona diversa. LiLLy ha deciso di prendersi molta più cura di sé e lo fa partendo dall'alimentazione.
Che gli strappi alla regola, rimangano felici strappi alla regola.
Adesso gli alimenti principali dei miei pasti sono verdura, frutta fresca, frutta secca e legumi.
Magari, escludendo i lieviti, riesco ad eliminare anche l'annoso problema della pitiriasi versicolor, che, ogni due/tre mesi mi riempie di macchie bianche collo e schiena. E poi vallo a spiegare che sì è un fungo, ma no, non si attacca e no, non dipende dalla scarsa igiene personale. I primi appuntamenti con la pitiriasi versicolor possono tramutarsi in film horror-splatter nel giro di una bevuta.

I lavori sono in corso.
A breve lancerò il promo su youtube in cui potrete avere qualche brillante anticipo della LiLLy 2.0. La versione beta è già disponibile, se volete collaborare con la risoluzione di eventuali bug ve ne sarei grata.


lunedì 30 settembre 2013

Il dente avvelenato

(un bel po' di tempo fa, quando ancora credevo che questo blog potesse mantenere una certa parvenza di serietà e quando credevo di essere una persona che avesse veramente qualcosa di importante da dire, questo post non l'avrei mai pubblicato. Ma siccome mi sono accorta che non faccio altro che pubblicare minchiate dalla mattina alla sera, beccatevi pure questa)

Sono incazzata come una biscia.
"N'altra volta?"
No, l'altra volta ero incazzata come una faina. Oggi sono incazzata come una biscia. È diverso. Ma la faina che animale è? Lo sapete? Io no.
Vi ho sempre deliziato raccontandovi delle mie mirabolanti avventure sentimentali (un eufemismo per dire che vi ho fatto due maroni così parlandovi della mia tristissima vita amorosa), beh.
Voglio deliziarvi ancora.
E preparatevi perché a 'sto giro i maroni saranno belli gonfi.

Ho una (non so nemmeno come definirla. "Storia"? Non va bene. "Relazione"? Nemmeno. "Amicizia"? Ma col cazzo. Chiamiamola con il generico "Cosa" che è meglio")
Quindi, riprendendo il discorso, ho una cosa con un tizio che dura ormai da quasi sei mesi.
Notare, i sei mesi, sono sei mesi della mia preziossima vita.
Lui è impegnato con un'altra persona che non conosco e che non voglio manco sapere né chi sia, né da dove venga.
Ora, una persona matura, intelligente ma soprattutto equilibrata  come la sottoscritta, secondo voi come reagisce di fronte a questa situazione alquanto particolare?
Reagisce provando sentimenti contrastanti. A volte inconciliabili tra loro. Come se non ci fosse una LiLLy sola, ma almeno tre o quattro LiLLy, costrette a condividere lo stesso tetto neuronale. E queste LiLLy litigano come pazze, si prendono a borsettate in testa, si lanciano posaceneri, se ne dicono di tutti i colori. Uno spettacolo a dir poco raccapricciante.

C'è la LiLLy del "Ma che cazzo me ne frega, fatemi ridere, fatemi dire quattro stronzate, datemi un po' di cibo, due carezze e sono la persona più felice sulla terra".
Quella LiLLy, sa godersi i bei momenti che passa con lui. Quella LiLLy non pensa a niente, non si fa seghe mentali, non pensa al futuro, pensa solo a stare bene. È felice, ed è felice di sapere che anche lui è felice.

Questa LiLLy però detesta profondamente l'altra LiLLy, quella cagacazzo.
La LiLLy cagacazzo è triste, depressa ma soprattutto incazzata col mondo.E si incazza ancora di più nel constatare la felicità altrui perché sotto, sotto, rosica d'invidia.
Quella LiLLy cagacazzo ce l'ha a morte con lui.
Perché lui non c'è sempre.
Perché lui il pacchetto completo non se lo vuole pigliare.
Perché lui può permettersi il lusso di una relazione. E pure dell'extra.

Infine c'è la LiLLy che sta scrivendo adesso, quella che guarda le altre due LiLLy e si domanda con che cazzo di gente le tocca convivere. Questa LiLLy si occupa delle public-relations e cerca di fare di tutto pur di sembrare una persona sana di mente agli occhi di lui. Anche se a volte cercare di nascondere i casini che le altre due sciagurate combinano diventa un casino.

Come è successo ieri sera.
Ho fatto outing.
Gli ho fatto capire che non ce la faccio. Che troppo spesso mi sento vuota.

Immaginate la tempesta emotiva che si è scatenata in me leggendo risposte del tipo:

"Anche a me è successo di provare una sensazione simile con te. Ma solo una volta, poi mi è passato"
Solo una volta? Ti è passato?
MA LI MORTACCI TUA.

e

"Forse hai bisogno di una relazione più stabile. Forse hai bisogno di staccarti da me"
Cosa, cosa, cosa, scusa? Distacco? Adesso?
MA VAFFANCULO.

Ecco, se dovessi rispondergli ora credo che lo ucciderei psicologicamente, quindi lascio perdere.

Non mi sarei mai dovuta cacciare in questa situazione. Sono proprio un'idiota.
Che sarà di me?
Avrei volentieri riempito il mio vuoto interiore con quintali di crema al mascarpone, ma ho deciso di iniziare a mangiare sano.  Fanculo.
Se sostituissi la crema al mascarpone con dei peperoni crudi in insalata dite che va bene lo stesso?

domenica 29 settembre 2013

LiLLy is coming back

Perdonate l'assenza.
Ho avuto molte faccende da sbrigare. E comunque sarò riuscita a fare un quarto di tutto ciò che mi ero prefissata.
Fate un grandissimo applauso al mio senso di organizzazione e alla mia pigrizia.
Continuo a rimandare. Rimando e rimando. E so che prima o poi mi si presenterà il conto che a quel punto sarà salatissimo.
Sicuramente tutto questo rimandare nasconderà qualche implicito e sotterraneo significato.
Che prima o poi cercherò di comprendere.
Non adesso però perché non c'ho sbatti.

Dovrei essere più presente. Il mio cervello dovrebbe essere un po' più attivo. Io dovrei essere più attiva.
E non lo sono.

Eppure, sono felice.
Essere felici nonostante non si stia combinando un cazzo significa essere sprovveduti?
E chi lo sa.
Ma chi se ne frega.

Sto vivendo bei momenti. Con le mie colleghe che mi mancheranno un sacco quando sarò nuovamente disoccupata-e-in-cerca-di-lavoro. Con amici e famigliari.
Sto intessendo relazioni nuove, con nuove persone e mi sento circondata d'affetto.
Sono profondamente grata per tutto questa gioia.
E sento che sta succedendo qualcosa.
Non so ancora bene cosa.
Ma lo sento.

martedì 17 settembre 2013

Piccolo reportage fotografico di quest'estate quasi inesistente

L'estate sta finendo
E un anno se ne va.
Tra un po' ne faccio trenta, lo sai che non mi va?

D'ora in avanti, quando mi chiederanno quanti anni ho, risponderò con un venticinque politico. Fino al 2020 vedrò di arrangiarmi così. Poi si vedrà.
Ma tornando a quest'estate.
Davvero c'è stata l'estate?
Ho lavorato così tanto e con orari da vampiro che non lo so.
Ho perso tutta la tintarella faticosamente guadagnata poltrendo sotto il sole d'aprile e di maggio.
Adesso, mentre tutti sfoggiano abbronzature da urlo io ho questo colorito grigio cadaverico che mi dona proprio un sacco.

Eppure l'estate c'è stata. Me la sono goduta molto, molto poco, ma c'è stata.
Sono riuscita perfino a fare qualche foto.
(A proposito, ho scoperto che quando inizio ad allontanarmi da me stessa smetto di fare foto.
Le foto mi servono per cogliere il bello e la poesia che mi circonda.
Smettere è un segnale importante che ho iniziato a prendere seriamente in considerazione. Per una che c'ha l'umore ballerino come il mio è fondamentale)

Ecco i miei scatto preferiti.

Il cielo, le nuvole e una palla colorata. In ricordo di una meravigliosa giornata passata in piscina a giocare con mio nipote quattordicenne. Il tempo non era bellissimo, ma noi ce ne siamo sbattuti il cazzo.





Le caramelle portate in regalo ad una mia cara amica. Quando le ha viste è stata felicissima. E poi dicono che i diamanti sono i migliori amici delle donne. Se dovessi scegliere, le caramelle di lupo Alberto tutta la vita.


Tramonto al molo di Marina di Ravenna. 
Quando mi incazzavo di brutto, prendevo la bici e venivo qua. Adoro il molo di Ravenna. E con quei dieci chilometri in bici per arrivarci e gli altri dieci per tornarci riuscivo a scaricare la rabbia senza uccidere nessuno.






Per fortuna sono riuscita, ogni tanto, a fare qualche gita fuori porta e a scoprire le bellezze della Romagna (ma anche dell'Emilia e della Toscana)

Sono tornata a Brisighella:






A Lugo:




Nelle Valli di Comacchio, La foto purtroppo non è bella e non rende minimamente l'idea. Come si fa a scattare una foto decente, a dare il senso di profondità, quando cielo e mare hanno lo stesso identico colore?


 A Vinci:



A Cerreto Guidi:





Ho mangiato un sacco di cose buone:

Passatelli su fonduta con tartufo


Tagliatelle con pancetta e radicchio
Tortelli ai crostacei

Cappelletti al ragù
Zuppa inglese

Delizie al limone, minchia che buone

Ho bevuto qualche bicchiere di vino, si ma con molta classe. Pur rimanendo la burina di sempre.



A vederla così ques'estate non è stata poi così male, dai.
Ho avuto poco. Ma a quel poco mi ci sono attaccata con tutta me stessa.
Va benissimo così.
E che l'autunno sia ancora migliore.

sabato 14 settembre 2013

Un disperato, prepotente, immenso, bisogno di...

Avete presente come ci si sente quando ti trovi di fronte ad una di quelle situazioni che il tuo cervello proprio non riesc a concepire?
Ma io mi chiedo che cazzo ci sto a fare qua. Chi mi ci ha cacciata in questa vita? Chi sono? Dove vado? Qual è la strada? Dove minchia sto andando?

"E poi dì soprattutto perché. Perché? Nemmeno una risposta ai miei perché, perché?Forse la vita la capisce chi è più pratico. Hai un momento, dio? Non perché sono qua, insomma ci sarei anch'io. Hai un momento dio? O te o chi per te, avete un attimo per me?"  *
(Immaginatela cantata dalla sottoscritta. Ah, no. Non potete. Non conoscete la mia flautata vocina. Siete fortunati)

E pensare che avevo preparato un bellissimo post, intitolato "Spinte in alto".
Proprio perché ero in fase up. Fase durata forse un paio di settimane.
Adesso sono in down. E secondo le stime basate sui miei trascorsi vissuti, credo proprio che ci rimarrò fino all'aprile del 2014. Festività incluse.
Colpa dell'utero belligerante? No. Magari fosse solo quello.
"E allora che cos'hai LiLLy?"
Ho un disperato, prepotente, immenso bisogno d'amore. Ecco, l'ho detto.
Anzi, no. Lasciamo perdere l'amore. Prima che mi infervoro e la freccia gliela tiro io ad Eros. Dritta, dritta nella carotide.
Ho un disperato, prepotente, immenso bisogno di...
Indovinate un po'?
"Sesso?"
Sagaci voi. Ma il punto non è quello. E per l'amor di dio, non parliamo di sesso che mi viene da piangere.
Ho un disperato.
Prepotente.
Immenso.
Bisogno di sorrisi, di abbracci, di persone che ti sappiano capire. Di sguardi affettuosi. Di battute e risate. Di pacche sulla schiena. Di entusiasmo. Di presenza.
Ho bisogno di costruire.
"Cosa vuoi costruire LiLLy'"
E che cazzo ne so? Da piccola perfino i lego mi facevano cagare.
Sento che ho cose buone da dare. E sento che con le persone giuste potrei fare cose belle. In ogni ambito della mia vita.

Ho sempre pensato a me stessa. Io, io, io e ancora io (credo che il titolo del mio blog la dica lunga su questo)
Io non valgo un cazzo.
Io sono figa.
Io ho questo, io ho quello.
Io mi sento una merda.
Ora questo stramaledetto Io non mi basta più.
Ho bisogno di relazione. Di autentiche relazioni. Perché da sola non vado da nessuna parte.
L'ho capito anche qui, nel mio blog. Qui ho tirato fuori parti di me rimaste al chiuso per anni. Le avrei mai tirate fuori se non avessi avuto persone che sapevo mi avrebbero ascoltata e capita? Io non lo so.
Come scrisse Adhara una volta in un commento: "Ognuno di noi sa dare agli altri ciò che ritiene più indicato per quel tipo di persona che ha davanti"
Ho bisogno di persone a cui dare tutto quello che ho dentro. E quello che ho dentro sento di non poterlo affidare a tutti.

Mi guarderò ancora attorno. Cercherò. Mi perderò. Scambierò ancora il male per il bene. Ma adesso so che tipo di persone voglio avere accanto nella mia vita. Ne verrà fuori qualcosa di buono, ne sono sicura.

Beh dai.
Per essere in fase down, non sono messa poi così male.


*Luciano Ligabue: "Hai un momento, Dio?"



mercoledì 11 settembre 2013

Nervosa io? Ma quando cazzo mai?

"Dai LiLLy, sei tornata, di cosa ci vuoi parlare oggi? Di film? Musica? Libri? Politica? Lavoro? Disoccupazione?"
"No, non posso parlare di niente, sono incazzata come una faina"
"Usti, cosa succede? C'hai il cuoricino a pezzi?"
"No, il problema non è il cuore, il problema è l'utero"
"LiLLy, stai bene? Cosa c'era nell'ultima sigaretta che hai fumato?"
"No, non ho fumato nulla di strano, davvero, non oggi. Il mio utero mi ha dichiarato guerra. Cazzo gli ho fatto per farlo incazzare così io proprio non lo so"
"Bene LiLLy, il tuo utero ti ha dichiarato guerra. Quando il pancreas occuperà la cistifellea facci sapere. Intanto se vuoi ti diamo il numero di una persona che ti può aiutare..."
"Avete presente cosa significa passare tutto luglio con il ciclo che ti va e ti viene? È il caldo ti dicono. È lo stress psicologico e fisico del lavoro, ti dicono. Hai perso diversi chili, magari quello incide.
E tu che non sei più padrona di niente, manco del tuo apparato genitale, tutte le sere che devi vedere lui, cerchi di dare una regolata ai tuoi ormoni impazziti affidanti ad un comprovato ed efficace metodo scientifico: la preghiera.
Tu, o chiunque ci sia lassù o quaggiù, a tutt'intorno a me, ti prego. Ti supplico. Non stasera. Sarò una persona migliore, te lo prometto. La smetterò di pubblicare cazzate su internet, lo giuro. Non chiedermi di sacrificarti animali o parenti perché non ce la posso fare (per mio fratello possiamo trattare però, sappilo), se t'accontenti di una carbonara...
Evidentemente però la carbonara era troppo poco. E mio fratello nemmeno lui se lo voleva pigliare.
Poi arriva agosto. La situazione finalmente si normalizza. Io torno ad essere una donna felice e padrona di sé. Lui però, causa lavoro, l'ho visto pochissimo.
E ieri sera. Quella stra-maledetta sera. Dopo che mi sono fatta un culo così per giorni e giorni al lavoro. Dopo che non sono uscita quasi per niente. Dopo qualcosa come due settimane di astinenza seguite da altri lunghissimi periodi di astinenza. Dopo essermi fatta certi film in testa che stigrancazzi.
Vado in bagno e - ma guarda un po'- mi sono appena arrivate le mie cose. 
Peccato mi fossero finite appena la scorsa settimana.
Porca merda. 
Adesso sapete cosa vi dico? Vi dico che vado a farmi una bella doccia fredda, poi chiamo la guardia medica per farmi prescrivere qualcosa. La morfina. Che magari mi calma un po' i bollenti spiriti.
Ed oggi andrò in spiaggia a lanciare sassi in acqua. Perché sento che ho addosso questa gran voglia di picchiare qualcuno, ma siccome detesto qualsiasi forma di violenza, mi sfogherò così."

Seriamente, non ce la faccio più. Ho i nervi a pezzi. Umanamente parlando, le mestruazioni si possono sopportare una volta sola al mese. Non una alla settimana. Non sono preoccupata per la mia salute, perché non credo proprio che ci sia nulla di grave. Ma vedere la mia vita sessuale che va a rotoli quello si che mi scazza alquanto.
E non sopporto l'idea di non avere controllo sul mio corpo.
Domani ho la visita dalla ginecologa, se mi gira male e becco quella sbagliata va a finire che la defenestro.
Forse più che una ginecologa, mi serve un esorcista.

Morale della storia: "Larga la foglia, nella via ce ne sono tre. L'utero è mio ma si gestisce da sé" 

domenica 8 settembre 2013

Aggiornamenti. Ovvero avrei millemila...


-persone da vedere
-emozioni da elaborare
-progetti da concretizzare
-post e lettere e mail da scrivere

E invece ho millemila:

-ore di sonno da recuperare
-ore di lavoro da fare
-bicchieri da lavare
-caffè da preparare

Sono stanca ed euforica allo stesso tempo.
A settembre ci aspettavamo un po' di tranquillità e invece stiamo lavorando come ad agosto. Ieri sera forse anche di più.
Spero di avere presto un po' di pace per dedicarmi di nuovo a me stessa e alle persone a cui voglio bene.
E, perché no, magari anche per farmi la ceretta.
Non appena avrò un po' di tempo tornerò di nuovo a scrivere, per ora mi auguro solo che il tempo cambi in fretta.
Tenetevela voi l'estate, io spero che nel ravennate si scatenino presto tempeste e bufere.
Così almeno anche gli ultimi turisti se ne tornano a casa.
Voglio tentare con la danza della pioggia.
Ne conoscete una che avete provato e ha funzionato?
Ho fatto una mezza ricerca su internet ma non ho trovato nulla di convincente.

Ho bisogno urgente di riposo.

A presto,

Con affetto,

LiLLy

domenica 1 settembre 2013

Destino

La conoscete la leggenda della cicogna? Non sto parlando di quella che vede l'uccello in questione portare i bambini. Nel caso non lo sappiate ancora, si tratta di una castroneria.
Sto parlando di quella leggenda che -dove sia nata non so- vede questo tizio uscire di casa nel cuore della notte perché aveva 'sto bisogno impellente di camminare.
Questo esce e cammina.
Cammina per ore. Nel fango. A caso.
Non stava molto bene credo. Voglio dire, è notte, fuori è tutto schifosamente impantanato e tu ti metti a camminare senza motivo? Beh, stai male.
Poi torna a casa e la mattina, sorpresa delle sorprese, s'accorge che il tracciato lasciato sul fango dal suo errare aveva una forma precisa, quella di una cicogna.

Io sono anni che scruto i miei tracciati nel fango e non ho mai visto una beata minchia.
E non è che pretendo proprio di vedere una cicogna, eh. La cicogna è fin troppo bella.
M'accontenterei anche d'un piccione.
E invece niente.

L'altro giorno stavo parlando di questa vita mia così strana e mi sento dire che alla fine ci sono disegni che non ci è dato vedere. Che esiste quella cosa chiamata destino.
Io non ci ho mai creduto. Non ho mai creduto in niente. È semplicemente una questione troppo dolorosa per me che sono cresciuta assorbendo rabbia e dolore.
E poi ogni tanto mi dico: ma chi cazzo sono  io per avere un disegno?
Ci sono persone che nascono in condizioni che io non posso nemmeno minimamente immaginare. Che per quanto possa io lagnarmi della crisi, la fame non l'ho mai conosciuta, se sono stata male mi hanno curata, non mi è mai mancato nulla.
I disegni sono distribuiti disegualmente come i privilegi sociali?
E allora che cazzo di disegni sono?

E comunque non importa in quale parte del mondo nasci, c'è una regola che vale per tutti: oggi ci sei, magari domani no. Purtroppo ne so qualcosa. Purtroppo credo che tutti ne sappiamo qualcosa.

In questi ultimi mesi però ho capito. Ho capito che questi quattro ragionamenti che mi faccio in testa sono grigi e vuoti. Sterili.
Mai come oggi ho bisogno di credere in qualcosa.
Mai come oggi ho bisogno di sacro.

Questa settimana dovrò fare una scappata a Milano, per dare il benvenuto ad una persona che è appena arrivata tra noi.
E a dire addio ad un'altra che ci ha appena lasciato.
Il destino.

mercoledì 28 agosto 2013

Vi racconto una storia

Casa dei miei genitori d'estate diventa il ritrovo della famiglia mia tutta. Prima Ciccio, poi mia sorella, adesso invece è la volta di mio fratello e consorte.
Certo, è una gran rottura di coglioni essere svegliata alle sei del mattino o nel cuore della notte dal nipotino di turno. Così come non è affatto simpatico dover condividere per due settimane la stanza con il nipote quattordicenne (specie se il nipote quattordicenne passa tutto il tempo ad architettare scherzi di dubbio gusto e ti fa rischiare ogni volta l'infarto).

Alla fine però, avevo proprio bisogno di vivermi la mia famiglia senza cazzi né mazzi, godermeli mentre sono tutti belli felici e rilassati in vacanza.
Purtroppo, ahimè, io lavoro adesso. Non riesco a trascorrere molto tempo con loro, ma quando capita, ne sono davvero felice.

L'altro giorno eravamo tutti a tavola: io, i miei genitori, mio fratello, mia cognata e Ciccio.
Ad un certo punto, non so per quali strane associazioni mentali, mi viene in mente questo divertente episodio risalente a tanti anni fa.

Guardo mio fratello e gli dico: "Oh, ma te la ricordi la storia del fantasma?"
"La storia del?"
"La storia del fantasma!Io avevo quattro anni!"
"Ah cazzo, sì!"

E iniziamo a ridere come pazzi.
Ecco, questa storia la voglio condividere con voi. Godetevela.

Allora, mettetevi comodi, prendete una coperta e infilatevici dentro.
Fa troppo caldo?
E allora andate in Lapponia/accendete l'aria condizionata/buttatevi nel frigorifero. Insomma state al freddo e copritevi con 'sta cazzo di coperta, altrimenti non c'è atmosfera
Niente luce.
Tanto vi basta quella del pc.

Siete pronti?

Bene, ecco a voi:

"Mio fratello e il fantasma del natale passato" (scritto da LiLLy, performed by mio fratello)

Allora, tutto incomincia da me. Che io ho sempre avuto questa mania dell'essere indipendente.
Mania che da bambina si traduceva con l'esigenza di crearmi uno spazio tutto mio. Condividendo all'epoca la stanza con mia sorella, questo mio desiderio era difficilmente concretizzabile.
Sicché mi venne la mania delle tende.
Volevo una tenda mia e starci dentro da sola, per i cazzi miei.

"Mamma me la prendi una tenda?"
"Ma che te ne fai di una tenda che non andiamo manco in campeggio noi?"
"La uso qui"
"Ma se non abbiamo nemmeno il giardino!"
"Qui, la metto qui, in salotto"
"Ma per favore..."

Capii che la tenda me la dovevo costruire da sola.
Mi serviva un oggetto lungo, tipo un bastone che però rimanesse in piedi da solo. Poi mi sarebbe bastato buttarci sopra un lenzuolo e la tenda sarebbe stata bella che fatta.
O almeno, questo era quello che pensavo io.
All'epoca non avevo alcuna, seppur minima nozione, non dico di architettura di base, ma proprio di geometria.
"Adesso ce le avrai no 'ste nozioni di base, no?"
Adesso 'sto combinata peggio di prima.
Ad ogni modo, volevo costruirmi una tenda e in casa non trovavo un oggetto adatto all'uopo.

Beh. Arriva Natale e qualcuno mi regala questo stupendissimo giocattolo, molto in voga negli anni '80 tra noi bambine, l'antenato del "Canta Tu" (e qui volevo mettervi il link con la foto. Peccato che non ho trovato nulla in tutto il web. Quando capisco che anche internet ha dei limiti mi sento male. Comunque si trattava di un microfono, con asta e un piccolo amplificatore che aveva un tasto a forma di stella per regolare il volume. Se qualcuno dovesse per caso sapere come si chiama ne sarei stra felice).
Quando vidi il mio regalo, microfono e amplificatore proprio non me li sono cagati di striscio. Un solo elemento attirava la mia attenzione: l'asta.
Finalmente potevo costruire la mia tenda.

Andai da mia mamma e mi feci dare un vecchio lenzuolo bianco, lo misi in cima all'asta e piazzai la mia tenda nel corridoio che dall'entrata di casa portava in salotto.
Certo, io mi immaginavo una roba un po' diversa. Tipo che in tenda ci potevo giocare, farci la merenda, invitarci gli amici.
In realtà la superficie calpestabile sarà stata di tre centimetri quadrati e starci dentro dava più la sensazione di essere avvolti in un sudario. Io però avevo la MIA tenda e mi sentivo la bambina più felice sulla faccia della terra.
Questa gioia infinita ebbe vita molto breve purtroppo.

Quella notte accadde l'irrimediabile.
Mio fratello tornò a casa molto tardi.
Probabilmente aveva alzato il gomito. E anche tanto.
Lui non ha mai fatto cenno alcuno all'alcool, ma non può esserci altra spiegazione logica.
Davvero, non esiste.
Beh.
Arriva a casa.
Entra.
Fa qualche passo nel corridoio.
E di punto in bianco cosa si trova a pochi centimetri dal suo naso?
La mia tenda, o meglio, a detta sua: "Un lenzuolo bianco, molto sinistro, sospeso in aria come per magia".
E secondo voi quale pensiero gli è balenato per la testa in quel momento?
"Oh mio dio, fammi capire bene che cazzo è 'sta roba che mi trovo davanti"?
"Oh mio dio, la devo smettere di bere"?
No, macché.
Lui ha pensato "E sticazzi, un fantasma!!!!!"
Ne seguì una scena degna della peggiore pellicola horror, low cost di tutta la storia del cinema. Altroché "Paranormal Activity".
Con il terrore dipinto negli occhi, quella povera anima di mio fratello, non s'arrese  al suo triste destino ma reagì.
E iniziò a prendere a calci il fantasma.
O meglio, iniziò a prendere a calci la mia tenda.
Quando si accorse che il materiale che si trovava davanti non era poltergeist ma un fottutissimo lenzuolo su cui era avvolta l'asta del microfono-giocattolo di sua sorella quattrenne, ormai il gioco era fatto.
L'asta era spaccata in due.
Sicché l'idiota, resosi finalmente conto di quanto fosse idiota, decise di far sparire il corpo del reato e se ne andò a dormire.

Il mattino seguente, io ero felicissima e non vedevo l'ora di buttarmi dentro la mia tenda.
Immaginate la mia faccia quando arrivata in corridoio vedo l'amplificatore, il microfono, ma non la tenda.

Il pomeriggio, quando finalmente l'idiota, dopo la notte brava a base di alcool e lotte con i fantasmi, si alzò dal letto e ci degnò della sua presenza, avvenne la confessione:
"Scusami, mi devi scusare tantissimo. L'asta del microfono te l'ho rotta io. l'ho dovuta buttare L'ho presa a calci per sbaglio"
"L'hai presa a calci per sbaglio?"
"Pensavo fosse un fantasma"
"Un fantasma???"
"Mi sono spaventato tantissimo"

Una bambina che si sente dire così dal fratello diciannovenne cosa deve pensare?
"In che cazzo di famiglia sono finita?"
"C'è un numero verde preciso da chiamare in questi casi?"
"Se mio fratello vede i fantasmi, mia sorella vola sui mini-pony?"
"In 'sta cazzo di casa non puoi fare niente, manco tenere una merda di tenda in corridoio"?

No, a me quella storia mi fece schiattare dalle risate.

E finì tutto bene, con mio fratello che mi prometteva di ricomprarmi un microfono nuovo il prima possibile.
Siccome però mò sono 25 anni che aspetto, a questo punto sarei proprio curiosa di ripetere l'esperienza, riprendere il tutto e metterlo su youtube.

Muahahahahaha!!!!

Morale della storia: larga la foglia, stretta la via, se vedi un fantasma controllati l'alcolemia

P.S.: Ma la cosa più divertente di tutte sapete qual è? Che alla fine in una tenda vera e proprio non ci sono mai stata, ci credete?